Permacultura: un Ecosistema dominato dall’uomo etico e resiliente

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SARA SOZZO

SARA SOZZO

PhD in Agraria e più precisamente sui servizi ecosistemici, da 12 anni Docente Scienze a tempo indeterminato. Frequenta come ricercatore l'Università di Torino, esperto per un Progetto Europeo scolastico, esperto e revisore esterno per le piattaforme internazionali EKLIPSE ed IPBES. Nel 2016 è stata visiting scientist presso il JRC di ISPRA. Attualmente è impegnata in una ricerca internazionale riguardante la resilienza nei servizi ecosistemici.

Le foreste di ogni tipo ed ogni latitudine sono state sempre ritenute importanti nel ciclo dell’ossigeno; siamo soliti pensare che gli oceani siano l’elemento più importante in tale ciclo, ma non lo sono. Sono sopratutto le aree verdi fondamentali al ciclo vitale. Certo su una rivista che parla di cibo, sembra anacronistico parlare di foreste, ma non è così, esse sono le principali fornitrici di acqua. Quando si perpetua un disboscamento delle foreste in modo inadeguato, se non “scellerato” è possibile osservare in tempi brevissimi condizioni semi desertiche. Per comprendere cosa sia la permacultura, è importante dire che questa rientra all’interno del ciclo vitale terrestre.

Ma quali problemi crea il disboscamento?
Il carattere delle foreste modera tutto, e questo la Permacultura lo sa bene. Le foreste hanno un impatto fondamentale sulla gestione del freddo ed del caldo eccessivi, il ruscellamento eccessivo e l’inquinamento eccessivo. Ma soprattutto, le foreste sono uno dei pochissimi sistemi che creano il suolo [1].

A proposito di suolo il presidente Franklin D. Roosevelt (Presidente degli Stati Uniti, 1933-1945) è famoso anche per questa citazione: “La nazione che distrugge il suo suolo distrugge se stessa”

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Fig. 1 - Citazione sul suolo di F.D. Roosvelt Fonte: fotocomposizione di Sozzo S. 2019

Ma che cos’è la Permacultura?

È una sorta di giardinaggio forestale, un approccio alla produzione alimentare basato sulle foreste che sono sistemi resilienti ed altamente produttivi. Le foreste naturali non hanno bisogno di pesticidi o prodotti chimici per garantire le loro rese, ma esistono piuttosto in un flusso costante di produzione e riciclaggio.

La Permacultura: una “signora” che non invecchia mai, dagli antichi Aztechi passando per la “green generation” e giungere alla “Low carbon economy”.
Non si può pensare all’agroecologia senza pensare alla Permacultura; tale parola è stata coniata da Bill Mollison e da David Holmgren nella metà degli anni 70 per descrivere un agro ecosistema integrato con un ecosistema naturale, dove specie naturali convivono in armonia con specie selezionate dall’uomo. Ma questa pratica agricola è antica come l’uomo. Forse non tutti sanno che Cristoforo Colombo rimase stupito nell’osservare come le popolazioni indigene avessero un’agricoltura ecologica fatta di orti/giardini in perfetta connessione con le foreste. Gli antropologi ci confermano, che quella che ora definiamo Permacultura seppur non venisse così chiamata esiste da millenni e a tutte le latitudini, e che le antiche popolazioni la praticavano.

Le tradizioni legate a questo tipo di agricoltura si sono mantenute soprattutto nei paesi sudamericani, l’eredità delle antiche popolazioni Maya e Azteca hanno co-creato un paesaggio nel corso dei millenni. Questa conoscenza del patrimonio testimonia il livello di questa tipologia di pratica agricolo/forestale a cui erano giunte queste popolazioni. Infatti, i tradizionali “giardini/orti” domestici Maya sono considerati come i più diversi al mondo, eppure questa eredità è praticata in numero sempre minore [2] e [3].

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Fig. 2 - Canale e orti/giardini aztechi: fotocomposizione di Sozzo S. 2019

Da fonti bibliografiche, i recenti lavori scientifici inerenti all’antropologia ecologica hanno rivelato che le interazioni uomo-ambiente nel contesto del capitalismo globale sono complesse e hanno risultati sempre più ingiusti e insostenibili. Mentre la globalizzazione procede e i problemi socio-ambientali associati diventano chiari, è importante che gli antropologi ecologici e ambientali utilizzino la ricerca empirica per sviluppare approcci sia teorici che pratici per affrontare la sfida della sostenibilità. Suggeriamo che un impegno antropologico con la Permacultura rappresenta un’opportunità particolarmente opportuna per gli antropologi di muoversi verso la sostenibilità in modi che completano e ci permettono di estendere le nostre tradizionali aree di competenza teorica e pratica [4].

Storicamente, la Permacultura si è concentrata sulla gestione della terra e della natura come fonte e applicazione dei principi etici e progettuali. Questi principi vengono ora applicati ad altri settori che si occupano di risorse fisiche ed energetiche, nonché di organizzazione umana.
L’idea alla base dei principi è che attraverso lo studio del mondo naturale e delle società sostenibili pre-industriali, si può avere una visione universalmente applicabile per accelerare lo sviluppo di un uso sostenibile del territorio e delle risorse, si richiede una rivoluzione culturale per avviare un concetto di sviluppo sostenibile. Inevitabilmente una tale rivoluzione è irta di molte confusioni, false piste, rischi e inefficienze.

L’etica su cui si basa la Permacultura è:

  • Cura della terra (suolo, foreste e acqua)
  • Cura delle persone (prendersi cura di sé sino a giungere alla comunità)
  • Equità di quota (fissare limiti al consumo e alla riproduzione e ridistribuire delle eccedenze).

In qualche modo ricorda molto l’etica della popolazione Hamish del Nord America dove tutto è di tutti e nulla va sprecato.

Più in generale, possono essere visti come comuni a tutte le tradizionali “culture dei nativi di ogni continente” che hanno collegato le persone alla terra e alla natura nel corso della storia, con la notevole eccezione delle moderne società industriali.
Questo focus sull’apprendimento dalle culture indigene, si basa sulla veridicità che esse sono vissute e vivono in relativo equilibrio con il loro ambiente, le leggi di conservazione, e la resilienza dell’ecosistema. Poeti e scrittori conosciuti a livello mondiale, già dall’800 parlavano di questo rapporto con la terra, esempio fu John Steinbeck in “Furore” pubblicato nel 1939, che descrive l’emigrazione epocale verso la California degli agricoltori del Midwest attaccati dal “vento di sabbia” durante la Grande Depressione del secolo scorso.

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Fig. 3 - La grande depressione del ‘29 e il “Dust Bowl” Fonte: New York Public Library fotomontaggio Sozzo S. 2019

Sicuramente il passaggio ad un’agricoltura estensiva ed intensiva, potrebbe essere considerato tra le cause scatenati della “grande Depressione”. Al contrario la Permacultura fa proprio il principio degli antichi filosofi greci, che credevano di comprendere l’universo con la sola logica, e senza ricorrere a tanti esperimenti, per essi le piante ottenevano tutti gli elementi dal suolo in cui sono cresciuti.

Fondamentale lo studio di William Allen Miller nei suoi Elementi di Chimica per comprendere il rapporto tra piante, gas atmosferici e suolo, pubblicato nel 1857 [5], nonostante questo studio ancora oggi, nell’agricoltura tradizionale si preferisce utilizzare composti chimici, spesso inappropriati per un determinato tipo di suolo e soprattutto per la sua microfauna che ne determina la sua stessa vitalità ed evoluzione.

Inoltre, la Permacultura in alcune zone rurali sudamericane è l’unica assistenza sanitaria disponibile. La guarigione tradizionale, infatti, agisce come assistenza sanitaria primaria nei villaggi rurali; i guaritori sono ricercati per quanto riguarda questioni chiave come l’infiammazione, il diabete, malattie mentali e cura ed assistenza delle partorienti.

Dipendiamo quindi dalle foreste per bloccare l’anidride carbonica. Distruggendo le foreste, stiamo distruggendo il sistema di resilienza degli ecosistemi del nostro pianeta.
La Permacultura può essere la via di un’agricoltura sostenibile in quanto adotta il concetto di quelle che vengono chiamate “foreste alimentari”, sistemi progettati secondo gli stessi principi delle foreste naturali, ma con una maggiore attenzione alle piante e agli animali polivalenti di diretto beneficio per l’uomo.

Rimane una sola domanda: È possibile reintrodurre le antiche tecniche colturali come quelle azteche aiutandoci con le nuove tecnologie? Gli scienziati dicono di si, anzi sostengono che possano essere in futuro la base di cibo più sano, etico e sostenibile. Ovvero sguardo al passato con tecnologie attuali, future e futuribili per la creazione di un ecosistema sostenibile.

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[1] Jacke, Dave, and Eric Toensmeier. Edible Forest Gardens, Volume II: Ecological Design And Practice for Temperate-Climate Permaculture. Vol. 2. Chelsea Green Publishing, 2005.

[2] Ford, Anabel, and Cynthia Ellis Topsey. “Learning from the Ancient Maya: Conservation of the Culture and Nature of the Maya Forest.” Transforming Heritage Practice in the 21st Century. Springer, Cham, 2019. 113-123. (2)

[3] Evans, Susan T. “The productivity of maguey terrace agriculture in central Mexico during the Aztec period.” Latin American Antiquity 1.2 (1990): 117-132.

[4] Veteto, James R., and Joshua Lockyer. “Environmental anthropology engaging permaculture: moving theory and practice toward sustainability.” Culture & Agriculture 30.1‐2 (2008): 47-58.

[5] Rhodes, Christopher J. “Feeding and healing the world: through regenerative agriculture and permaculture.” Science progress 95.4 (2012): 345-446.

[6] Pesek, Todd. “Inclusion of traditional Maya healing in health care.” (2009).
Monthly review, 61(3), 102-113.

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