Cartoncino poliaccoppiato per un packaging alimentare sostenibile

Il design e le qualità tecniche degli imballaggi in cartoncino permettono di progettare contenitori ideali per l’uso alimentare, “su misura” per specifici alimenti e con un occhio di riguardo alla sostenibilità.

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Indice

Caratteristiche progettuali del cartone poliaccoppiato: quali sono?

Poco più di cento anni fa, l’introduzione delle confezioni in cartoncino poliaccoppiato ha rivoluzionato l’industria alimentare rendendo disponibile un imballaggio economico, leggero, infrangibile e con un buon grado di protezione degli alimenti.

La diffusione degli imballaggi a base cellulosica ha visto come pionieri i produttori di latte, trovando poi applicazione per altri prodotti alimentari: dai succhi di frutta all’olio, passando per vino e zuppe.

Più recentemente, sono apparse sul mercato anche confezioni in cartone poliaccoppiato per uovo liquido, farina, acqua, nuove bevande vegetali. In futuro non sarà raro trovare sugli scaffali dei supermercati cereali o caffè in contenitori di cartoncino.

L’origine di questo successo “centenario”  e della sua versatilità di applicazione, è da ricercarsi in particolar modo nelle ​qualità progettualidi questa tipologia di imballaggi.

Il processo di accoppiamento (o laminazione) consiste nel combinare due o più materiali con il fine di conferire alla confezione alimentare proprietà specifiche, come protezione dagli agenti esterni, minore permeabilità dell'ossigeno, ecc.

I contenitori per alimenti in cartone poliaccoppiato sono quindi composti da una serie di layer in cui si alternano:

  • carta (75% del prodotto finale),
  • polietilene in film (21%),
  • alluminio (4%, presente solo su alcuni contenitori per succhi o acqua).
 

Gli strati più interni offrono un effetto protettivo e rispondono alle normative vigenti per i materiali a contatto con il prodotto, quali ad esempio il DM 21/03/73 e i regolamenti 1935/2004 e 2023/2006. Il materiale di composizione dei layer esterni – polietilene – deve inoltre essere idoneo ai processi di stampa, per consentire la personalizzazione grafica del packaging.

A livello di design, dopo l’introduzione del tappo e della tipologia Gable Top, i progettisti si sono concentrati su features funzionali come gli oblò trasparenti e i misurini dosatori, che permettono di vedere e quantificare il prodotto all’interno – caratteristica tipica dei contenitori in plastica. Si tratta di un’innovazione particolarmente apprezzata nel dry food.

Le capacità conservative degli imballaggi in cartoncino

Nella produzione di confezioni alimentari in cartone poliaccoppiato, la laminazione e la scelta dei materiali di composizione dei diversi strati consentono di adattare le proprietà dell’imballaggio alle caratteristiche ed “esigenze” specifiche di un alimento: traspirabilità, effetto barriera mirato, conservazione degli aromi ecc.

Al contenitore in cartoncino è affidato il compito di conservare l’integrità del prodotto per la shelf life desiderata – arrivando a prolungarla – e di impedire l’esposizione o il contatto con agenti esterni che potrebbero:

  • accelerare il naturale processo degradativo dell’alimento
  • alterare le proprietà organolettiche
  • comportare contaminazioni

In funzione delle prestazioni protettive e della composizione dei layer accoppiati, è possibile raggruppare gli imballaggi alimentari in cartone poliaccoppiato in 3 macrotipologie:

Cartoncino PE (Polietilene): è composto da una serie di film in polietilene che garantiscono una buona barriera contro umidità e batteri. È la confezione più diffusa in particolare per i prodotti dairy con durata a scaffale fino a 6 giorni (latte fresco).

Indipendentemente dalle tecniche di estrusione e laminazione – diverse per ogni produttore – una maggiore grammatura dell'imballaggio influisce in modo significativo sul grado di protezione del prodotto alimentare e sulla shelf life, a fronte di una minore sostenibilità del packaging.

Cartone EVOH: è composto da una serie di strati di polietilene accoppiati con un layer a base di polimeri che riduce lo scambio gassoso con l’esterno. È la confezione consigliata per prodotti alimentari “delicati” (es. uovo liquido) che potrebbero subire alterazioni nelle proprietà organolettiche e nella capacità di conservazione a causa della permeabilità dell’ossigeno o di altri agenti esterni. Con questa tipologia di imballaggio, la shelf life dell’alimento arriva fino a 3 mesi.

Packaging in cartoncino alluminato: in questo caso, gli strati di polietilene sono abbinati a uno strato in alluminio, con proprietà protettive dalla luce e dall’ossigeno. Si tratta di un imballaggio raccomandato per prodotti alimentari come succhi di frutta, olio, vino o uova liquide. La componente alluminata garantisce un packaging più robusto con una durata a scaffale fino a un anno.

Ad influire, positivamente o negativamente, sulle performance di protezione di un imballaggio poliaccoppiato, intervengono poi altri fattori:

  • Features aggiuntive della confezione: per evitare il rischio di contaminazioni o l’eventuale off-taste derivante dal contatto diretto con la carta, alcuni imballaggi vengono dotati di ulteriori elementi protettivi (sesto pannello, skiving, super-botton).
  • Sigillatura: la qualità della saldatura in fase di confezionamento è un fattore prominente nella capacità dell’imballaggio di mantenere intatte le caratteristiche organolettiche, nutrizionali e di conservazione dell’alimento.

Quanto è sostenibile una confezione in cartone poliaccoppiato?

Il crescente interesse verso le tematiche ambientali da parte dell’opinione pubblica ha da tempo modificato l’agenda della Comunità Europea a favore di uno sviluppo più sostenibile. Gli stessi produttori di generi alimentari hanno reso prioritaria la ricerca di contenitori per alimenti eco-compatibili o dal minor impatto ambientale.

In conseguenza alla “demonizazzione” della plastica, l’attenzione si è spostata verso gli imballaggi di cartone, anche alla luce di alcune qualità pregresse:

  • Minor impatto durante il ciclo di vita (LCA): Una ricerca dell’IVL Swedish Environmental Research Institute ha inoltre dimostrato come i contenitori per bevande in cartoncino abbiano un impatto complessivo ridotto rispetto ai packaging in altro materiale [2]. Si è inoltre calcolato che, rispetto a una bottiglia in PET, una confezione in cartoncino ha un’impronta idrica in fase di produzione 4 volte inferiore mentre l’anidride carbonica generata durante il suo life cycle è circa la metà [3].

 

Ma quanto si può dire che i contenitori in cartoncino sono sostenibili? Proviamo a fare un po’ chiarezza, rispondendo ad alcune domande frequenti:

Le confezioni in cartoncino sono 100% riciclabili?

Sì, le cartiere specializzate nel riciclo di contenitori in cartone poliaccoppiato garantiscono il totale recupero dei materiali. Il processo di separazione è agevolato dallo stesso “design strutturale” dell’imballaggio, composto da strati accoppiati senza l’utilizzo di colla.

Le fibre di cellulosa recuperate vengono riutilizzate per la produzione di prodotti cartacei per la casa o l’igiene personale. Dalla lavorazione degli scarti di polietilene e alluminio viene generato l’Ecoallene o Alpe, un materiale utilizzato per produrre gadget, oggettistica per la casa o arredo urbano.

Manca invece ancora una politica condivisa a livello di gestione dei rifiuti: in Italia, ogni Comune ha le sue disposizioni in merito allo smaltimento delle confezioni di cartoncino poliaccoppiato.

Che differenza c’è tra confezione biodegradabile, compostabile o bio based?

A fare un po’ di ordine nella terminologia, spesso usata in maniera impropria dai media – e non solo -, ci ha pensato la norma europea UNI EN 13432 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione – Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi”.

Per semplificare:

  • Biodegradabile: la biodegradabilità indica la capacità di un materiale di degradarsi in molecole inorganiche di base senza interventi esterni ma solo con l’azione degli agenti naturali. Il termine non ha valore a livello normativo in quanto prevede variabili quali le condizioni chimico-fisiche dell’ambiente, con l’impossibilità di stabilire con precisione la durata del processo di biodegradazione.
  • Compostabile-:sono considerati compostabili i materiali o prodotti finiti in grado di biodegradarsi in condizioni controllate (impianti di compostaggio) e di rispondere a tutti i requisiti previsti dalla norma UNI EN 13432. Tutti i materiali compostabili sono anche biodegradabili.
  • Riciclabile: si riferisce a quei materiali o prodotti finiti che possono essere raccolti, trasformati e riutilizzati per la produzione di nuovi oggetti.
  • Bio-based: con questo termine si intendono materiali derivati da fonti rinnovabili alternative al petrolio, come le materie prime vegetali: ad es. scarti di produzione del mais o della canna da zucchero.

Per quanto riguarda nello specifico le confezioni in cartoncino poliaccoppiato è possibile affermare che si tratta di imballaggi totalmente riciclabili. I produttori di cartone stanno lavorando affinché siano anche compostabili. Recentemente, sono invece stati introdotti anche i primi tappi bio-based.

Conclusioni

Per i progettisti di packaging così per i produttori di alimenti, la ricerca continua. Se per i prodotti classici, la sperimentazione riguarda la sostenibilità e il design tout court , per le nuove generazioni di prodotti in cartoncino il packaging va riconcepito e adattato alle singole specificità.

È una sfida tecnica, ma il risultato – come già dimostrato per altre categorie
alimentari – è raggiungibile per molti alimenti e bevande, anche quelli che non ci si aspetta.

[1] “Studio sulla percezione del packaging da parte dei consumatori europei” pubblicato nel
2018 da Pro Carton. Per ulteriori informazioni visitare il sito www.procarton.com
[2] “Life Cycle Assessment of consumer packaging for liquid food”, Kristian Jelse, Elin
Eriksson and Elin Einarson, IVL Swedish Environmental Research Institute, 2009
[3]Tetra Pak v plastic water bottles - which is best for the environment? Leon Kaye for the
Guardian Professional Network - 10 May 2011

Benedetta Zancan

Benedetta Zancan

Consegue il diploma accademico di II livello in Design del Prodotto e Progettazione con Materiali Avanzati all’ISIA di Faenza.
Per 15 anni gira il mondo progettando contenitori in plastica. Oggi è Packaging Development Manager di FILL good, startup di Galdi, produttore di riempitrici per confezioni alimentari in Gable Top.

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